Sulla Luna

 

I “rullini” più importanti nella storia della fotografia

 

da: Epoca, 10 agosto 1969

 


II « Libro della Luna » si conclude con queste sensazionali fotografie scattate da Armstrong e da Aldrin sul suolo del nostro satellite. stupefacente testimonianza dell’Impresa più audace mai tentata dall’uomo. Le immagini hanno una loro grandiosa potenza di suggestione che non ha bisogno di commento. Ma qualche indicazione è forse necessaria per chiarire come è stato possibile realizzare lassù un servizio fotografico di così straordinaria perfezione.

Per prima cosa va ricordato che si tratta di pellicole a colori scattate sulla Luna e poi riportate indietro, prima nel LEM, poi nella capsula Apollo: e che, dopo una breve quarantena per la disinfezione del magazzino, sono state sviluppate e diffuse come qualsiasi rullino. Le precauzioni prese dalla NASA perchè i nastri del film non fossero danneggiati durante lo sviluppo hanno rasentato l’assurdo: ma ne valeva ovviamente la pena.

Gli astronauti avevano portato con loro due macchine fotografiche Hasselblad del formato 70 per 70 millimetri, i cui magazzini contengono rotoli di pellicola molto più lunghi del normale. Tutti i comandi della macchine sono stati modificati per renderne facile l’uso anche calzando i guanti pressurizzati e un po’ rigidi dello scafandro lunare. L’obiettivo (Zeiss Biogon, apribile fino al diaframma 4,5) è un « grandangolare » da 38 millimetri, che abbraccia un angolo di ripresa di 71 gradi in orizzontale e in verticale, dato il formato del fotogramma che è quadrato.

La messa a fuoco può variare da 30 centimetri all’infinito. La velocità dell’otturatore è compresa tra un secendo e un cinquecentesimo dl secondo. Le crocette nere che compaiono nelle immagini sono punti fIssi dl riferimento, utili agli scienziati per meglio analizzare le fotografie.

La nitidezza delle immagini ottima, favorita anche dal fantastico ambiente lunare privo di atmosfera. Questo fatto ha però causato qualche difficoltà di ripresa ad Armstrong e Aldrin, perchè il gioco della luce e dell’ombra, entrambe crude e nette, rendeva le inquadrature terribilmente contrastate: ma è venuta loro in aiuto la grande tolleranza delle pellicola a colori che hanno usato, capace di ammorbidire almeno in parte i neri violenti e totali dell’ombra e la luce accecante riflessa dal paesaggio lunare.

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