Il Mondo della Fotografia Josef Sudek Bruno Chalifour, Josef Sudek

Bruno Chalifour, Josef Sudek

 

Società Storica Fotografica 2020

 

Bruno Chalifour, Josef Sudek, rapida rassegna della vita e delle opere

 

Josef Sudek, il “Poeta di Praga” (1896 – 1976)

 

(traduzione dall’originale inglese di Andreina Mancini)

 

Fino agli anni 2010 completamente ignorato presso il Museo di Arte Moderna di New York da Edward Steichen, John Szarkowski e John Galassi, i tre successivi direttori del Dipartimento di Fotografia, Josef Sudek è tuttavia uno dei fotografi fondamentali di quella che potrebbe essere una storia mondiale della fotografia d’autore del XX secolo. Verso la fine degli anni Cinquanta aveva pubblicato due importanti volumi di sue fotografie che, in seguito, sono diventati oggetti molto ricercati dai collezionisti.

 

Una crescente fama internazionale

Nel 1973 l’autorevole rivista britannica Creative Camera (distribuita anche in Canada e negli Stati Uniti) pubblicò alcuni suoi lavori in un numero dedicato alla fotografia cecoslovacca. Tre anni dopo la George Eastman House gli dedicò una mostra personale. Nel 1976, Camera (un’altra influente rivista internazionale pubblicata a Lucerna, in Svizzera) gli dedicò l’intero numero di aprile. L’anno successivo l’International Center of Photography di New York organizzò una retrospettiva delle sue opere. Solo nel 1990 ne seguirà un’altra, che dal Philadelphia Museum of Art passerà a Raleigh NC, Toledo OH e infine allo High Museum di Atlanta. Questa mostra, itinerante a livello nazionale, era accompagnata da un libro/catalogo monografico completo pubblicato da Aperture, Josef Sudek, Poet of Prague. A Photographer’s Life.

 

Una vita nella fotografia

      Nato nel 1896 in quella che era allora la Boemia, una parte dell’impero austro-ungarico, Josef Sudek perse il braccio destro in Italia durante la Prima Guerra Mondiale. Dopo la guerra, non potendo riprendere il suo lavoro di rilegatore, si immerse nella fotografia. Nel 1924 lasciò il Movimento Fotografico Amatoriale Ceco a causa delle sue opinioni dissenzienti e divenne cofondatore della Società Fotografica Ceca. “Ci dedicavamo alla fotografia come mezzo documentario, sostenevamo l’integrità del negativo e ci opponevamo con forza a tutte le manipolazioni e alle tecniche complicate che andavano sotto il titolo di “processi artistici” come il bromoil, il carbone, la gomma, ecc. …, rifiutavamo anche il ritocco e il post-trattamento del negativo.” [Camera, aprile 1976, p. 17]. Per ironia della sorte, nel secondo dopoguerra il governo ceco gli avrebbe conferito numerose onorificenze che lo avrebbero fatto diventare il fotografo con il maggior numero di  riconoscimenti della storia ceca (insieme, più tardi, a Josef Koudelka, ma questa è un’altra e più complicata storia).

      Verso la fine degli anni Cinquanta, Sudek aveva già pubblicato le sue due opere principali. Josef Sudek, uscito nel 1956 in occasione del suo 60° compleanno, con 232 fotoincisioni delle sue opere tra il 1915 e il 1955. Il gennaio 1959 vide la  pubblicazione di Prague Panoramas, composto da 284 immagini panoramiche scattate con una macchina fotografica Kodak in legno del 1896 che produceva negativi di 10×30 cm. (4″x 12″).

   Dopo una fase Pittorialista, con la partecipazione a saloni e mostre internazionali fin dagli anni Trenta, Sudek aveva adottato i principi della “straight photography” e dei “puristi” come Edward Weston. Rivendicando la propria ispirazione romantica come anche l’etica di Weston, usava dire: “Non cercate di fotografare le cose così come sono. In ogni cosa c’è qualcosa di più delle cose stesse”. Nel 1940 fece un ulteriore passo avanti in questa direzione, smettendo di fare ingrandimenti e stampando i suoi negativi solo a contatto. “Mi sono imbattuto in una riproduzione fotografica del 1900 circa che mi ha affascinato per la sua texture e per l’eccellente qualità. Aveva un formato di 30×40 cm e mostrava una statua di [cattedrale di] Chartres. A un esame più attento ho capito che si trattava di una stampa a contatto. Da quel giorno – era il 1940 – non ho mai più fatto un ingrandimento”. [Camera, Aprile 1976, pag. 35]  La prima conseguenza di questa scelta sarebbero state stampe di estrema qualità nelle tonalità e nei dettagli, come illustrato da una serie di fotografie scattate attraverso la finestra del suo studio (The Window of My Studio, 1940 – 1954); la seconda sarebbe stato l’uso di macchine fotografiche di grande formato, alcune delle quali potevano già essere considerate di antiquariato negli anni Sessanta.

 


 

Alcune delle macchine fotografiche che utilizzava:

 

Anni ’40-’50: Kodak (1894) 10×30 cm.

Anni 1960-1970:  Linhof 13×18 cm (1938); macchina fotografica in legno Zeiss 18×53 cm (anni ’30); 2 Goldmann & Hrdlicka: 24×30 cm (1915) e 30×40 cm (1910); Icarette 6×9 cm (1932).

 


 

Bibliografia su Josef Sudek:

SUDEK Josef, Josef Sudek Fotografie, Praga: Snklhu, 1956. [232 fotografie, 30.000 copie].

SUDEK, Josef, Praha Panoramika [Panorami di Praga], Praga: Snklhu, 1959. [288 fotografie].

SUDEK Josef, Janacek-Hukvaldy, Prague: Supraphon, 1971.

OSMAN Colin, “Numero speciale cecoslovacco: Josef Sudek, Markèta Luskácová, Misoslav Jodas, Jindrich Pribik, Rostislav Kostál, Pavla Stechy, Taras Kuscynsky”. Creative Camera n°113 (novembre 1973), pagg. 364-373.

PORTER Allan, “Josef Sudek, a monograph”, [Josef Sudek, una monografia] Camera n°4, aprile 1976. [Intervista con Anna Fárová]

SAWYER Charles, Josef Sudek (1896-1976), a Retrospective. [Josef Sudek, Retrospettiva] New York: International Center of Photography, 19 maggio-3 luglio 1977.

BULLATY Sonja, Sudek, New York: Clarkson N. Porter Inc., 1978.

HOFFMAN Michael [a cura di], Josef Sudek, Poet of Prague, a Photographer’s Life, [Josef Sudek, Poeta di Praga, vita di un fotografo]. New York: Aperture, 1990. [Testo di Anna Fárová; versioni con copertina morbida e rigida]. Libro/catalogo pubblicato in associazione con il Philadelphia Museum of Arts (PA).

Date della mostra: Philadelphia Museum of Arts, 3 marzo-6 maggio 1990; North Carolina Museum of Art, Raleigh (NC), 20 ottobre-30 dicembre 1990; Toledo Museum of Art (OH), 7 marzo-3 maggio 1992; The High Museum of Art, Atlanta (GA), 12 settembre-6 dicembre 1992.

KIRSCHNER Zdenek, Josef Sudek, New York: Takarajima Books, 1993.

PERACAULA Lourdes, Josef Sudek, El silenci de les coses [Josef Sudek, il silenzio delle cose], Barcellona: Fundació “La Caixa”, 1998. [Catalogo della mostra presso il Centro culturale della Fondazione “La Caixa”, Barcellona, settembre-novembre 1998].

SUDEK Josef, Sad Landscape [Paesaggio triste], Praga: Kant, 2004 [in scatola]. Un progetto del 1957-1963 di immagini panoramiche intorno alla città di Most, un’area devastata dalle miniere di carbone e dall’industria pesante che negli anni Ottanta anche Josef Koudelka avrebbe fotografato con una Fuji 617 per il suo progetto Il triangolo nero.

SUTNIK, Maia-Mari, Josef Sudek. The Legacy of a Deeper Vision, [Josef Sudek. L’eredità di una visione più profonda] [catalogo della mostra alla Art Gallery of Ontario, Toronto], Monaco di Baviera: Hirmer Verlag, 2012.

RAUTERT Timm, Josef Sudek, Praga 1967, Göttingen: Steidl, 2016. Ritratti di Josef Sudek al lavoro.

 

© Bruno Chalifour, Aprile 2020.

 

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