Sulle tracce di Cosimo…

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ELOGIO

D I

COSIMO ROSSELLI

Da “Serie degli uomini i più illustri nella pittura, scultura, e architettura con i loro elogi, e ritratti incisi in rame cominciando dalla sua prima restaurazione delle nominate belle arti fino ai tempi presenti”

Tomo Secondo

In Firenze l’Anno MDCCLXX

Nella stamperia di S.A.R. per Gaetano Cambiagi

ritratto

Cosimo Rosselli Pittor Fiorentino nacque alcuni anni dopo il 1400 da un certo Lorenzo di Filippo Rosselli del Popolo di S. Michele Visdomini. Manifestandosi in ogni sua Opera la maniera di Alessio Baldovietti, si può congetturare che fosse di lui scolare. Tra i molti lavori che fece in Firenze degni di qualche stima , ci sono ai giorni nostri i seguenti, cioè in S.Maria Maddalena de Pazzi alla prima Cappella a mano sinistra dalla porta principale una Tavola, dove è Maria Vergine, S. Maria Maddalena, S. Francesco, ed alcuni Angioli, opera condotta con particolar diligenza.

Nel primo Chiostro dell’ Annunziata la Storia di S. Filippo Benizzi, in cui si vede quello Santo nell’atto di prender l’abito, il qual lavoro egli, al dire del Vasari, non potè condurre a termine, prevenuto dalla morte; e nella Cappella de’ Corsi in S. Lorenzo un Presepio, che dai Professori è attribuito a Cosimo, vedendovi i più evidenti segni della di lui maniera.

Ma la più bella fatica che egli facesse fu la Processione del Miracolo, che egli rappresentò a fresco in S. Ambrogio nella Cappella dello detto Miracolo; opera fino ai dì nostri benissimo conservata. E singolare la industria, che adoprò l’Artefice nel colorire quella bellissima istoria, osservandosi in essa oltre alle molte giudiziose considerazioni, gran numero di Uomini e Donne con abiti che erano in uso in quel tempo, e tra questi in mezzo a due figure di viva prontezza, in una delle quali, ravvisano alcuni il Poliziano, nell’altra Marsilio Ficino, è vivacissimo Pico della Mirandola da tutti gli Artefici sommamente lodato.

Fu chiamato anche a Roma regnando Sistoo IV. a dipingere nella Cappella del Palazzo Pontificio in compagnia di Sandro Botticelli, di Domenico Ghirlandaio, dell’Abate di San Clemente, di Luca da Cortona, e di Pietro Perugino; e vi epresse tre Storie, cioè la sommersione di Faraone nel Mar Rosso, la predica di Gesù Cristo ai popoli lungo il Mare di Tiberiade e la ultima Cena degli Apostoli: e siccome avea promesso il Pontefice il premio a quell’Artefice, che meglio avesse operato, e riconoscevasi Cosimo inferiore agli altri nell’abilità , come in fatti lo era , affidato alla poca intelligenza che avea della pittura il Pontefice , arricchì le sue Opere in ogni parte con azzurri, oltramarini, e con vivezze di colori, e tocchi d’oro in gran copia. Ed in vero ottenne con questo piacevole inganno il fine desiderato, poiché sorpreso il Pontefice dalla vivacità di quelle Pitture, giudicò il Rosselli meritevole del premio con grave rammarico di tutti gli altri, i quali per l’ avanti lo avevano assai deriso per quella nuova, e strana maniera di lavorare; e molto più restarono mortificati , perchè lo detto Pontefice gli ordinò, che imitando il Rosselli, ricoprissero le loro pitture con tocchi di azzurro, e di oro, onde gli convenne guastare quanto aveano fatto di buon0; nella qual circostanza Cosimo rese ai medesimi il contraccambio motteggiandogli, e ridendosi molto di loro.

Essendo finalmente vissuto Cosimo anni 70 in circa 1), cessò di vivere e fu sepolto in S. Croce nella Compagnia del Bernardino. Racconta il Vasari che morì poverissimo per avere speso tutto il suo nell’Alchimia. Il Baldinucci però crede , che il nominato Storico siasi ingannato, perchè avendo esaminato il Testamento di Cosimo, trovò che egli avea lasciato alcuni legati di non piccola conseguenza.

Disegnò Cosimo Rosselli assai bene, ed ebbe qualche perizia nella Prospettiva, come lo dimostrò nella Storia della Cena degli Apostoli rappresentata in Roma nella Cappella dei Palazzo Pontificio, nella quale fece una Tavola a otto facce tirate ottimamente in prospettiva , e sopra quella in otto facce simili il palco, che gira in altrettanti angoli, che molto bene scortando fanno conoscere che egli era perito quanto altri in quest’Arte. Non fu però nella invenzione e nella maniera di colorire felicissimo.

Fece molti allievi, che diventarono celebri; e tra questi Mariotto Albertinelli, Fra Bartolommeo di S. Marco, e Piero di Cosimo, che fu maestro dell’immortale Andrea del Sarto, che ridusse in Firenze l’arte del dipingere al più alto grado della eccellenza.


1) Il Vasari dice che morì nel 1484, ma il Baldinucci ricava da un autentico documento, che viveva nel 1496 ed in un Manoscritto della Libreria Magliabechiana citato anche dal Sig. Piacenza in una nota al Baldinucci, si trova, che non era ancora morto nel 1506.

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