Il Mondo della Fotografia Fotografia,Sudek La Retrospettiva di Sudek a NY

La Retrospettiva di Sudek a NY

 

 

 

Immagini Poetiche

 

La Retrospettiva di Sudek 

 

di

 

IRVING DESFOR 

 

AP Newsfeatures

 

Farmington Daily Times 5 giugno 1977

 

 

C’è una storia nascosta dietro le immagini serene e poetiche di un grande fotografo ceco, Josef Sudek, la cui mostra retrospettiva è stata recentemente inaugurata all’International Center of Photography di New York.(ICP).

Sudek era un uomo timido e umile che si è dedicato alla fotografia per 60 anni, malgrado l’handicap di avere un solo braccio. Viveva con una semplicità  monacale in stanze modeste e anguste nel centro storico di Praga; in Cecoslovacchia era largamente conosciuto e rispettato come fotografo di scene di città e della campagna boema.

E’ vissuto abbastanza a lungo da godersi l’onore di una mostra retrospettiva ufficiale a Praga nella primavera del 1976,  per celebrare il suo 80° compleanno. La mostra era stata organizzata e curata dalla sua grande amica Anna Farova, curatrice per la  fotografia presso il Museo delle Arti Decorative di Praga. Sudek è morto nel settembre 1976. 

Per l’esposizione ufficiale, pianificata e preparata da Anna Fárová, era previsto un tour internazionale per questa primavera, iniziando con l’allestimento all’ICP di New York sotto la sua supervisione. Purtroppo, nel frattempo, Anna Farova è diventata vittima dell’ideologia della cortina di ferro quando ha cercato di esercitare il diritto fondamentale alla libertà di espressione. 

Anna Fárová era una dei 600 scrittori, artisti ed educatori che hanno firmato Charta 77, una petizione al governo cecoslovacco per i diritti umani. E’ stata licenziata dal suo incarico al museo e le è stato revocato il passaporto.

Come direttrice dei progetti fotografici del museo di Praga per sette anni, e come insegnante, scrittrice e studiosa, Anna aveva promosso la fotografia cecoslovacca in tutto il mondo e si era guadagnata il rispetto internazionale. Il suo licenziamento dal museo e dalla supervisione della Mostra Retrospettiva di Sudek al suo debutto americano avevano suscitato forti reazioni nei circoli fotografici internazionali. 

Trenta fotografi, direttori di musei, curatori e storici di fama mondiale inviarono una petizione al governo cecoslovacco chiedendone il reintegro. La richiesta fu respinta.

Date le circostanze, Cornell Capa, direttore dell’ICP, non avrebbe accettato la mostra ufficiale ceca di Sudek sacrificando Anna Farova. Sarebbe stata una limitazione del ruolo della fotografia come linguaggio universale di libera espressione.

Cercò invece un’alternativa e fu estremamente fortunato nel trovare amici intimi di Sudek a New York e altri collezionisti delle sue stampe originali. Grazie alle loro collezioni private essi sono stati in grado di realizzare una straordinaria  “Retrospettiva di Josef Sudek: 1896-1976”.

Tra i principali contributi c’erano quelli di Sonja Bullaty e di suo marito, Angelo Lomeo, mentre altre stampe provenivano dal Dr. Josef Brumlik, Michael Edehon, Regina Fiorita e Grace M. Mayer.

Inoltre, scorci intimi di Sudek a casa e al lavoro hanno offerto un tocco caldo e personale grazie alle fotografie scattate da questi e da altri fotografi che si erano recati in pellegrinaggio da Sudek per incontrarlo.

Tra questi, Marc Riboud, il famoso fotogiornalista francese e Charles Sawyer, professore associato di discipline umanistiche al New England College di Henniker, NH. Sawyer ha scritto un profondo articolo su Sudek e la sua fotografia, apparso nel numero di settembre 1976 della rivista Modern Photography.

Sonja Bullaty, nata in Cecoslovacchia, era stata per molti anni assistente di Sudek prima di trasferirsi in America. Con il marito andava a trovarlo quasi ogni anno, portandogli o spedendogli materiale fotografico. In cambio, Sudek corrispondeva con Sonja scrivendo sul retro delle sue fotografie.

La mostra dell’ICP aveva un pannello di presentazione scritto da Anna Farova, anche se lei non poteva essere personalmente presente. Veniamo a sapere che Sudek fu una vittima della Prima Guerra Mondiale e che gli fu amputato il braccio destro. Essendo stato un fotografo amatoriale, quando dovette rinunciare alla professione di rilegatore, si indirizzò verso la fotografia. Sentiva che gli avrebbe offerto uno sfogo ai suoi sentimenti artistici.

 

Sonja Bullaty ha descritto Sudek come lo aveva conosciuto:

“Sudek era un uomo timido la cui vita era la fotografia. Per lui era una scoperta infantile, un’avventura.

“Sudek rese semplice la sua vita: niente appuntamenti, niente telefoni, niente distrazioni. Quando era dell’umore giusto, passava giorni a fotografare. Nulla poteva interferire. E, sempre, c’era anche la musica.

 “In qualche modo, il suo grande amore per la musica riassume l’uomo. Certi temi ricorrono spesso nella sua opera — la finestra, le strade e i cortili di Praga, la campagna boema, i piccoli giardini. Forse è questo che dà alle fotografie di Sudek la loro dimensione speciale — la gioia di esplorare lo stesso tema più e più volte, scoprendo sempre nuove variazioni. Erano una ricerca di significato negli oggetti quotidiani intorno a noi. Da queste cose semplici, ha creato la sua personale armonia.”

 


 


 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Related Post

error: Content is protected !!