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Loris Ciampi: Racconto

Sono nell’Orto dei Semplici, praticamente ci vivo.
I gialli sono esplosi ed è musica per gli occhi,
e poi ci sono i do bemolle arancioni,
e i fa diesis marroni ,
e le chiavi di violino di rosso di rame. E i piccioni e le tortore sui rami spogli,
come note un po’ goffe sul pentagramma.
Ci sono anche le rondini disegnate con la cera,
sulle vetrate della serra calda,
ma non fanno primavera;
e poi c’è il sole di novembre alle 3, che infrange le vetrate della serra fredda e acceca i miei occhi stanchi.
Dondolando stanco con le mani sui fianchi, cammino su molti strati di foglie addormentate per terra, e scricchiolando le foglie accendono la memoria, e ognuna libera una piccola storia, mentre il salice piangente piange, il Sughero sughera, e il Taxodium gemma.
E la mia ombra rimbalza sul tronco di una sequoia, e ritorna a Me prima che il sole muoia, dietro la possente Zelkova dai piedi d’elefante.
Il Pino grigio, l’abete rosso,il cipresso di Monterey, e il cedro dell’Himalaya, altissimi e sempreverdi, se la ridono… come i papaveri, con le paperine…
Più in là il ginkgo biloba cangia le sue foglie verdi, in giallo chiaro, e le lascia cadere sul prato, dove ancora fa capolino qualche vanitoso fiorellino di falso zafferano, bianco screziato; presto diventeranno un tappeto di ventagli d’oro, e annunceranno l’inverno, in coro…
Cosi’ con un fruscio il Tasso immortale lascia cadere i suoi rami in cerchio sulla terra intorno, e aspetta un altro giorno, un mese, un anno fino alla fine del mondo…
Sotto il suo grande ombrello, cammino lentamente,
intorno al suo maestoso tronco,
in senso antiorario,
per sottrarre gli anni al tempo,
ed allungare il tempo che rimane…

e mentre torno a casa abbaia un cane…

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